La vertigine emicranica

Che cos’è?

Si ritiene che la vertigine emicranica sia la più comune causa di episodi di vertigine ricorrente ed è il più comune disordine vestibolare secondo solo dopo la vertigine parossistica posizionale. È da circa 30 anni che l’otoneurologia si interessa con una attenzione crescente a questa forma di vertigine/instabilità che è associata all’emicrania e, solo di recente, sono stati stilati dei criteri condivisi per poterla individuare. La terminologia usata per descrivere questa malattia in letteratura non è sempre la stessa e questo crea, purtroppo, una certa confusione.

È una patologia neurologica multi genica complessa, influenzata da fattori ormonali e ambientali, a patogenesi neurochimica e vascolare che non è stata ancora definita, che può disturbare vari distretti cerebrali con conseguente comparsa di sintomi molto variegati e ricorrenti e con andamento temporale non prevedibile.

Questa forma interessa meno del 5% di tutti i pazienti cefalalgici  che sono circa 12% dell’intera popolazione.

La vertigine emicranica può iniziare a qualsiasi età ed ha una preponderanza nel sesso femminile con una tendenza alla familiarità.

Come per l’emicrania, l’inquadramento diagnostico di vertigine emicranica si basa sull’anamnesi dettagliata riferita dal paziente che deve descrivere una sintomatologia vertiginosa correlata ad una emicrania che però soddisfi i criteri previsti dall’International Headache Society. La vertigine può manifestarsi contemporaneamente alla sintomatologia cefalalgica, o prima dell’insorgenza (prodromica), o manifestarsi alla fine dell’episodio (epigona). In questo caso viene definita “vertigine emicranica associata”.

Oltre a queste forme sono previste anche delle varianti indipendenti, che non sono  correlate temporalmente alla sintomatologia algica, ma che si possono manifestarsi o  separatamente fra i vari episodi di cefalea o essere addirittura un’evoluzione delle manifestazioni cefalgiche in paziente che nel passato non aveva mai avuto manifestazioni vertiginose; in questo caso vengono denominate “vertigine emicranica equivalente”.

L’esclusione di altri quadri nosologici, il riscontro anamnestico, individuale o familiare, di cefalea, ed una esaustiva diagnostica clinica e strumentale possono permettere di formulare una diagnosi probabile o certa di vertigine emicranica e di conseguenza instaurare della terapia farmacologica e riabilitativa che possa ridurre l’incidenza della stessa.


Dott. Tiziano Guadagnin

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Firenze
Specialista in Otorinolaringoiatria presso l’Università di Padova
Specialista in Foniatria presso l’Università di Padova
Master di II livello in Otoneurologia presso l’Università di Siena
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